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ADDIO ”CHIODO SCHIACCIA CHIODO”

Mattia Schieppati

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Se fino a ieri è valsa la cara vecchia regola del «chiodo scaccia chiodo», ora con i progressi delle neuroscienze – miei cari cuori infranti e latin lover con il vizio dell’amore estivo (e delle lacrime a fine agosto) – sappiate che un’alternativa al «rimpiazzo sentimentale» per non soffire le pene d’amore esiste. Si tratta, banalmente, di… allenare il cervello a farsene una ragione.

Barbara Sahakian, neuroscienziata e ricercatrice dell’Università di Cambridge, ha studiato per anni le origini e i percorsi cerebrali dei sentimenti, in particolare la base neurale delle disfunzioni emotive e comportamentale (ha scritto anche un libro dal titolo Sex, Lies and Brain Scans). Partendo dalle ricerche sui comportamenti compulsivi, la Sahakian ha messo a punto un metodo per “riprogrammare” il cervello delle persone che stanno attraversando un momento di difficoltà emotiva, o di stress sentimentale, attraverso una serie di esercizi di logica e di riflessi da eseguire davanti allo schermo di un computer. Si tratta di normalissimi esercizi come rispondere alle domande poste dal software, interagendovi, indicando per esempio a sinistra o a destra sullo schermo e poi fermarsi quando un segnale acustico squilla.
Questo metodo serve per rafforzare la corteccia prefrontale, una regione del cervello associata alle funzioni esecutive e al controllo inibitorio. Secondo i ricercatori del team di Cambridge, questa parte del cervello può essere allenata come un muscolo, aumentando così la sua capacità di “rafforzarsi” e rispondere in maniera più ponderata allo stress emotivo.

«I lobi frontali esercitano il controllo sui nostri comportamenti in situazioni diverse, sia che si tratti di un semplice lavoro di formazione cerebrale, o l’arresto di pensieri sul dolore per una rottura amorosa», ha spiegato la Sahakian in un’intervsita al britannico The Guardian (https://www.theguardian.com/science/2017/jun/08/brain-training-could-help-the-heartbroken-says-neuropsychologist): «La serie di esercizi che abbiamo messo a punto possono impedirci per esempio, oltre che di soffrire in maniera smodata per la fine di una relazione sentimentale, anche per evitare di compiere azioni che ci mettono in ridicolo, come mandare messaggi sconvenienti da ubriachi o farsi trovare sotto casa dell’ex in lacrime».

Il procedimento è in oratica lo stesso rivolto alle persone che soffrono di disturbi ossessivi compulsivi. Coinvolgendo l’amigdala e le parti limbiche del cervello, è possibile regolare il “controllo inibitorio”. In queste “zone” presenti nella corteccia prefrontale possiamo evitare di cedere alle nostre emozioni.

Quella che sembra una notiziola simpatica, giusto per farsi una risata e due chiacchiere con il vicino sotto l’ombrellone, svela in realtà un mondo interessantissimo (e sconfinato) di sviluppi e di opportunità per chi – come questo nostro gruppetto di profeti del customer minding – sta esplorando sul campo quanto e come sia possibile interagire con i processi neuronali degli individui in modo nuovo. Grazie ai progressi delle neuroscienze, conosciamo infatti ogni giorno in maniera più dettagliata gli approcci e le reazioni delle persone alle situazioni più comuni della vita reale.

Questa scoperta dei ricercatori di Cambridge ci dice anche una cosa in più: il cervello non è un organo estraneo al nostro corpo, rispetto al quale ci sentiamo a volte “in soggezione”, ma è uno strumento che dobbiamo imparare a conoscere e a “usare” in maniera intelligente, anche solo e semplicemente per stare meglio con noi stessi e per affrontare le emozioni e gli eventi negativi in maniera meno distruttiva.

Meno psicanalisi, quindi (con buona pace dei seguaci di mr. Freud), e più consapevolezza di come i nostri neuroni sono elementi che possono essere gestiti e “incanalati”. È questo il primo passo per chi come noi poi in fondo in fondo si occupa di comunicazione e di mettere al servizio della comunicazione nuovi strumenti e nuove strategie di interazione con il pubblico, per imparare a confrontarsi in maniera sempre più efficace con i neuroni degli altri, allenandoli alla scelta giusta di un’idea piuttosto che di un prodotto.
Oppure, semplicemente, per consolare i nostri clienti quando la loro vita sentimentale andrà a rotoli, e avranno bisogno di una spalla su cui piangere.

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