Customer Minding

science in customer experience

PER DECIDERE COME INVESTIRE, MEGLIO IL FINANCIAL TIMES O PAOLO FOX?

Mattia Schieppati

0 Condivisioni

«L’unica funzione delle previsioni economiche è quella di far apparire rispettabile l’astrologia».
John Kenneth Galbraith, economista (1908-2006)

Ci sarebbero degli ottimi motivi per evitarci, almeno stavolta, il tradizionale gioco delle previsioni per l’anno che verrà. Proviamo ad abbozzare un elenco?

Una pandemia di cui nessuno ha ancora capito un tubo; un Presidente eletto (ma anzianetto) al quale il Presidente-fumetto non vuol mollare le chiavi di casa; un mondo produttivo che si muove a singhiozzo ormai dieci mesi; un ridisegno degli equilibri mondiali – dal ruolo della Cina alle “voci” sulla malattia di Putin, dal traballante Medioriente all’Africa delle migrazioni. Fermate tutto, voglio scendere! Sarebbe la cosa più sensata da dire. O andare quanto meno in letargo e risvegliarsi a primavera inoltrata, insieme a orsi e marmotte.

E invece non c’è niente da fare. Lo stimolo evolutivo, sfidando l’insensatezza, spinge il nostro cervello a proiettarsi comunque in avanti, a voler leggere tra le righe – ovvero a razionalizzare – quel che il futuro potrebbe riservarci. Ma cosa succede quando, senza patenti da economisti in tasca, i nostri neuroni si confrontano con uno degli ambiti previsionali più complessi, quello delle previsioni economiche e finanziarie?

Ripresa sì, ripresa no, ripresa boh, mercati sì, mercati no, mercati boh. Al secondo posto dopo i virologi, la palma del «vale tutto e il contrario di tutto» va senza dubbio assegnata agli improvvisati commentatori e mal referenziati analisti che snocciolano con grande sicurezza trend e proiezioni su tutti i media. Lasciando i non esperti nell’incertezza di cui sopra, con in aggiunta un pizzico di confusione. Per decidere come investire il mio gruzzolo, leggo il Financial Times o l’Oroscopo di Paolo Fox?

Ecco due suggerimenti per capire come funziona il nostro cervello quando entra in “modalità trading”, ovvero quando senza avere una specifica competenza l’investitore medio prova a divinare il domani del suo tesoretto.

Primo. Scordatevi tutto lo storytellig costruito su big data, machine learning e altre fantastiche innovazioni basate sulle più avanzate tecnologie e su modelli matematici razionali. Come hanno dimostrato gli studi sulla finanza comportamentale di Thaler e Kahnemann, recenti Nobel, il cervello degli investitori è governato dall’emotività, dalle distorsioni cognitive e dall’imitazione piuttosto che dalla razionalità.

Le scelte finanziarie, al pari delle scelte di acquisto, sono determinate dal sistema limbico, ossia la parte del cervello che gestisce le emozioni, e non dall’area corticale prefrontale che gestisce la razionalità. Non solo: il funzionamento cerebrale limbico è indipendente dal valore dell’investimento e dal livello di preparazione culturale o titolo di studio di chi lo fa. Anche in uno degli ambiti più evoluti delle competenze umane, quello della finanza – che è per molti versi astrazione allo stato puro, con pochissimi agganci alla materialità – ragioniamo come i nostri parenti cercalopitechi di milioni di anni fa. Con buona pace dell’MBA su cui abbiamo sudato alla Bocconi e del dottorato ad Harvard.

Secondo. Il mondo finanziario ha vissuto (e in parte ancora vive) quello che gli esperti chiamano super ottimismo. Dopo diversi anni di crescita, spesso anche significativa, si inizia a considerare le prestazioni straordinariamente positive degli anni precedenti come normali. Il comportamento finanziario derivante da questa tendenza cerebrale, ancora una volta, è sottostimare i rischi. Questo è accaduto dopo la crisi del 2008, al grido di «il peggio ormai è passato», fino a che un bel giorno eccoci tutti con la mascherina a zizagare tra zone rosse, gialle, arancioni e via dicendo. Un colpaccio, per il nostro ottimismo congenito. Ma come, è successo di nuovo?
Negli scenari di estrema incertezza, il cervello oscilla tra paura paralizzante e sfrenata avidità. Ma se la seconda è di pochi “lupi”, la prima è quella che caratterizza il gregge. La tendenza animale (anche in questo caso) ad imitarsi in situazioni di incertezza si sparge a macchia d’olio, la diffusione di un sentimento negativo si fonde con l’idea di non accettare le perdite, e quindi scatta un immobilismo per sovrastima dei rischi.

Ed eccoci all’oggi. Buon 2021!

0 Condivisioni

Next Post

Previous Post

Lascia un commento

©2016-2021 MIND:IN
MIND:IN SRL | P.IVA 08560920962 | PRIVACY | COOKIE